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Malattia di Alzheimer
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La mwbgmalattia di Alzheimer-Perusini (anche nota come mwbwmorbo di Alzheimercite-ref-1[1], mwdademenza presenile di tipo Alzheimer, mwdqdemenza degenerativa primaria di tipo Alzheimer), per semplicità mwdgAlzheimer, è la forma più comune di mwdwdemenza degenerativa progressivamente invalidante con esordio prevalentemente in età presenile (oltre i 65 anni)cite-ref-2[2]. Nel mwfaDSM-5 viene nominata come mwfqdisturbo neurocognitivo maggiore o lieve dovuto a malattia di Alzheimer (331.0).
Si stima che circa il 50-70% dei casi di demenza sia dovuta a tale condizione, mentre il 10-20% a mwfwdemenza vascolare.
Il sintomo precoce più frequente è la difficoltà nel ricordare eventi recenti. Con l'avanzare dell'età possono comparire altri sintomi come: mwgqafasia, mwggdisorientamento, cambiamenti repentini di umore, mwgwdepressione, incapacità di prendersi cura di sé, problemi nel mwhacomportamento. Ciò porta il soggetto inevitabilmente a isolarsi nei confronti della società e della famiglia. A poco a poco, le capacità mentali basilari vengono perse. Anche se la velocità di progressione può variare, l'mwhqaspettativa media di vita dopo la mwhgdiagnosi è dai tre ai nove anni.cite-ref-3[3]
La patologia è stata descritta per la prima volta nel mwja1906, dallo mwjqpsichiatra e neuropatologo mwjgtedesco mwjwAlois Alzheimer.cite-ref-pmid9661992-4-0[4] Nel mwla2006 vi erano 26,6 milioni di malati in tutto il mondo e si stima che ne sarà affetta 1 persona su 85 a livello mondiale entro il 2050.cite-ref-brookmeyer2007-5-0[5]
La causa e la progressione della mwmwmalattia di Alzheimer (mwnaAlzheimer's Disease, AD) non sono ancora ben comprese. La ricerca indica che la malattia è strettamente associata a mwnqplacche amiloidi e mwngammassi neurofibrillari riscontrati nel mwnwcervello, ma non è nota la causa prima di tale degenerazione.cite-ref-pmid15184601-6-0[6] Attualmente i trattamenti terapeutici utilizzati offrono piccoli benefici sintomatici e possono parzialmente rallentare il decorso della patologia; anche se sono stati condotti oltre 500 studi clinici per l'identificazione di un possibile trattamento per l'Alzheimer, non sono ancora stati identificati trattamenti che ne arrestino o invertano il decorso.cite-ref-7[7] Circa il 70% del rischio si ritiene sia genetico con molti geni solitamente coinvolti. Altri fattori di rischio includono traumi, depressione o ipertensione. Il processo della malattia è associato a placche amiloidi che si formano nel mwqasistema nervoso centrale.cite-ref-lancet2011-8-0[8]
Una diagnosi probabile è basata sulla progressione della malattia, test cognitivi con imaging medico e gli esami del sangue per escludere altre possibili causecite-ref-9[9]. I sintomi iniziali sono spesso scambiati per normale invecchiamento. È necessaria la biopsia del tessuto cerebrale per una diagnosi definitivacite-ref-lancet2011-8-1[8]. L'esercizio mentale e fisico possono diminuire il rischio di AD. Non esistono farmaci o integratori che scientificamente possano diminuire il rischio di AD.cite-ref-10[10]
A livello preventivo, sono state proposte diverse modificazioni degli stili di vita personali come potenziali fattori protettivi nei confronti della patologia, ma non vi sono adeguate prove di una correlazione certa tra tutte queste raccomandazioni e la riduzione effettiva della degenerazione. Le strategie di rallentamento di questa e altre malattie neurodegenerative o della loro prevenzione rientrano nell'ambito della mwuwneuroprotezione e mwvaneuroprevenzione. Stimolazione mentale, esercizio fisico e una mwvqdieta equilibrata sono tre proposte di possibile prevenzione e di gestione della malattia.cite-ref-11[11]
La sua ampia e crescente diffusione nella popolazione, la limitata e non risolutiva efficacia delle terapie disponibili e le enormi risorse necessarie per la sua gestione (sociali, emotive, organizzative ed economiche), che ricadono in gran parte sui familiari dei malati, rendono l'Alzheimer una delle patologie a più grave impatto sociale del mondo.cite-ref-12[12]cite-ref-13[13]
Anche se il decorso clinico della malattia di Alzheimer è in parte specifico per ogni individuo, la patologia causa diversi mwzasintomi comuni alla maggior parte dei pazienti.cite-ref-alzheimers-org-14-0[14] I primi sintomi osservabili sono spesso erroneamente considerati problematiche "legate all'età", o manifestazioni di mwaqstress.cite-ref-pmid17222085-15-0[15] Nelle prime fasi, il sintomo più comune è l'incapacità di acquisire nuovi ricordi e la difficoltà nel ricordare eventi osservati recentemente. Quando si ipotizza la presenza di una possibile malattia di Alzheimer, la diagnosi viene di solito confermata tramite specifiche valutazioni comportamentali e test cognitivi, spesso seguiti dall'mwbgimaging a risonanza magneticacite-ref-alzres-16-0[16].
Con l'avanzare della malattia, il quadro clinico può prevedere confusione, irritabilità e mwdaaggressività, sbalzi di umore, difficoltà nel linguaggio, perdita della mwdqmemoria a breve e lungo termine e progressive disfunzioni sensoriali.cite-ref-pmid17222085-15-1[15]cite-ref-pmid17823840-17-0[17]
Poiché per la malattia di Alzheimer non sono attualmente disponibili terapie risolutive e il suo decorso è progressivo, la gestione dei bisogni dei pazienti diviene essenziale. Spesso è il mwfwconiuge o un parente stretto (mwgacaregiver)cite-ref-metlife-com-18-0[18] a prendersi in carico il malato, compito che comporta notevoli difficoltà e oneri. Chi si occupa del paziente può sperimentare pesanti carichi personali che coinvolgono aspetti sociali, psicologici, fisici ed economici.cite-ref-pmid17662119-19-0[19]cite-ref-pmid10489656-20-0[20]cite-ref-pmid10489657-21-0[21]
Contents
• Storia
• Fasi
• Genetica
• Clinica
• Diagnosi
• Terapia
• Prognosi
• Note
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Storia
Nel mwmq1901, il dottor mwmgAlois Alzheimer, uno mwmwpsichiatra tedesco, interrogò una sua paziente di 51 anni, la signora Auguste Deter (1850-1906). Le mostrò parecchi oggetti e successivamente le domandò che cosa le era stato indicato. Lei non poteva però ricordare. Inizialmente registrò il suo mwnacomportamento come "disordine da mwnqamnesia di scrittura", ma la signora Deter fu la prima paziente a cui venne diagnosticata quella che in seguito sarebbe stata conosciuta come malattia di Alzheimer. La signora soffriva di disturbi della memoria e dell’orientamento, deliri di persecuzioni e deliri di gelosia. Morì pochi anni dopo il ricovero. Alzheimer dimostrò che nel suo cervello erano presenti tre caratteristiche: rilevante perdita di volume (mwngatrofia); rilevante presenza di placche di mwnwbeta-amiloide negli spazi tra le cellule nervose; rilevante presenza di grovigli neurofibrillari di mwoaproteina Tau all’interno delle mwoqcellule nervose.cite-ref-fortune-ita-22-0[22]
Alois Alzheimer affidò successivamente all'italiano mwpwGaetano Perusini, un giovane e brillante neurologo udinese, il compito di raccogliere informazioni e dati su casi analoghi. Perusini descrisse altri casi, approfondendone gli aspetti clinico-patologici corredandoli di abili disegni a mano.
Tali osservazioni e disegni vennero pubblicati da Alzheimer su un lavoro comparso nel 1910 (Contributi alla conoscenza delle patologie neurologiche e le sue relazioni con i processi di degradazione del tessuto nervoso) sulla rivista mwqqHistologische und histopathologische Arbeiten über die Grosshirnrinde (Studi istologici e istopatologici sulla corteccia cerebrale), ma senza il nome di Perusini.cite-ref-23[23]
Negli anni successivi vennero registrati in letteratura scientifica undici altri casi simili; nel mwrw1910 la patologia venne inserita per la prima volta dal grande psichiatra tedesco mwsaEmil Kraepelin nel suo classico mwsqManuale di Psichiatria, venendo da lui definita come "Malattia di Alzheimer", o "Demenza Presenile". Il termine, inizialmente utilizzato solo per le rare forme "early-onset" (ovvero, con esordio clinico prima dei 65 anni), dopo il mwsg1977 è stato ufficialmente esteso a tutte le forme di Alzheimer.cite-ref-pmid9661992-4-1[4]cite-ref-24[24]cite-ref-25[25]
Epidemiologia
| Età | Nuovi casi per mille persone all'anno |
|---|---|
| 65-69 | 3 |
| 70-74 | 6 |
| 75-79 | 9 |
| 80-84 | 23 |
| 85-89 | 40 |
| 90+ | 69 |
La malattia di Alzheimer è definibile come un processo degenerativo che pregiudica progressivamente le cellule cerebrali, rendendo a poco a poco l'individuo che ne è affetto incapace di una vita normale e provocandone alla fine la mw3qmorte. In mw3gItalia ne soffrono circa mw3w492 000 personecite-ref-26[26] e 26,6 milioni nel mondo secondo uno studiocite-ref-brookmeyerjohnson2007-27-0[27] della mw6aJohns Hopkins Bloomberg School of Public Health di mw6qBaltimora, mw6gStati Uniti, con una netta prevalenza di donne (presumibilmente per via della maggior vita media delle donne rispetto agli uominicite-ref-28[28] ma anche per una diversa conformazione cerebrale tra uomo e donnacite-ref-29[29]).
Definita anche "demenza di Alzheimer", viene appunto catalogata tra le mw9ademenze, essendo un deterioramento cognitivo cronico progressivo. Tra tutte le demenze quella di Alzheimer è la più comune, rappresentando, a seconda della casistica, l'80-85% di tutti i casi di demenza.
A livello mw9gepidemiologico, tranne che in rare forme genetiche familiari "mw9wearly-onset" (cioè con esordio giovanile), il fattore maggiormente correlato all'mw-aincidenza della patologia è l'età. Il raro esordio intorno ai 50 anni è associato a una predisposizione geneticamente determinata, a una possibile pregressa perdita di neuroni e circuiti nervosi (per esempio per un grave mw-qtrauma cranico) o uno stile di vita dannoso per il cervello.cite-ref-fortune-ita-22-1[22]
Molto rara sotto i 65 anni, la sua incidenza aumenta progressivamente con l'aumentare dell'età, per raggiungere una diffusione significativa nella popolazione oltre gli 85 anni.
Da rilevazioni europee, nella popolazione generale l'incidenza (cioè il numero di nuovi casi all'anno) è di 2,5 casi ogni mwaqa1 000 persone per la fascia di età tra i 65 e i 69 anni; sale a 9 casi su mwaqe1 000 persone tra i 75 e i 79 anni, e a 40,2 casi su mwaqi1 000 persone tra gli 85 e gli 89 annicite-ref-30[30].
Nel 2025 uno studio condotto sui dati amministrativi di oltre 344.000 coppie caso-controllo, abbinate per età, sesso, regione e altri fattori, ha rilevato che la probabilità di diagnosi di mwaqgHSV-1 era dell'80% più alta nei soggetti con Alzheimer rispetto ai controlli senza malattie neurologiche.cite-ref-31[31]cite-ref-32[32]
Fasi
Il decorso della malattia è diviso in quattro fasi, con un modello progressivo del deterioramento cognitivo e funzionale.
Pre-demenza
I primi sintomi sono spesso subdoli ed erroneamente attribuiti all'mwaruinvecchiamento o mwarystress.cite-ref-pmid17222085-15-2[15] I mwarstest neuropsicologici dettagliati possono rivelare difficoltà cognitive lievi fino a otto anni prima che una persona soddisfi i criteri clinici per la diagnosi di AD.cite-ref-pmid15324363-33-0[33] I primi sintomi possono influenzare molte attività di vita quotidiana.cite-ref-34[34] Uno dei sintomi più evidenti è la difficoltà a ricordare i fatti appresi di recente e l'incapacità di acquisire nuove informazioni.cite-ref-pmid15324363-33-1[33]cite-ref-pmid12603249-35-0[35]
Piccoli problemi d'attenzione, nella pianificazione di azioni, di pensiero astratto, o problemi con la mwas0memoria semantica (memoria che collega la parola al suo significato) possono essere sintomatici delle prime fasi dell'Alzheimer. L'mwas4apatia, che si osserva in questa fase, è il sintomo neuropsichiatrico più persistente che permane per tutto il decorso della malattia.cite-ref-36[36] I sintomi depressivi, l'irritabilità e la scarsa consapevolezza delle difficoltà di memoria sono molto comuni.cite-ref-37[37]
La fase pre-clinica della malattia è stata chiamata "mwatgMild Cognitive Impairment" (MCI). Quest'ultima si trova spesso ad essere una fase di transizione tra l'invecchiamento normale e la demenza. Il MCI può presentarsi con una varietà di sintomi e, quando la perdita di memoria è il sintomo predominante, è chiamato "MCI amnesico" ed è spesso visto come una fase prodromica della malattia di Alzheimer.cite-ref-grundman-38-0[38] Uno dei primi stadi della malattia di Alzheimer comporta la formazione di aggregati tossici, chiamati mwat0oligomeri, della mwat4proteina amiloide-beta (Aβ). Questi oligomeri possono iniziare a formarsi più di un decennio prima della comparsa dei sintomi e prima che si formino altri marcatori noti di malattia. La capacità di rilevare questi oligomeri consentirebbe la diagnosi precoce della malattia.cite-ref-39[39]
Fase iniziale
Nelle persone con AD la crescente compromissione di mwaukapprendimento e di mwauomemoria alla fine porta ad una diagnosi definitiva. In una piccola percentuale, difficoltà nel linguaggio, nell'eseguire azioni, nella percezione (mwausagnosia), o nell'esecuzione di movimenti complessi (mwauwaprassia) sono più evidenti dei problemi di memoria.cite-ref-pmid10653284-40-0[40] L'AD non colpisce allo stesso modo tutti i tipi di memoria. Vecchi ricordi della vita personale (mwavememoria episodica), le nozioni apprese (memoria semantica), e la mwavimemoria implicita (la memoria del corpo su come fare le cose, come l'utilizzo di una forchetta per mangiare) sono colpiti in misura minore rispetto a nozioni imparate di recente.cite-ref-pmid1300219-41-0[41]cite-ref-pmid8821346-42-0[42]
I problemi linguistici sono caratterizzati principalmente da un impoverimento nel vocabolario e una diminuzione nella scioltezza, che portano ad un depauperamento generale del linguaggio orale e scrittocite-ref-pmid10653284-40-1[40]cite-ref-pmid1856925-43-0[43]. In questa fase, la persona con il morbo di Alzheimer è di solito in grado di comunicare adeguatamente idee di base.cite-ref-pmid10653284-40-2[40]cite-ref-pmid1856925-43-1[43]cite-ref-pmid7967534-44-0[44]. Può essere presente una certa difficoltà d'esecuzione in attività come la mwaxascrittura, il mwaxedisegno o vestirsi, coordinazione dei movimenti e difficoltà di pianificare movimenti complessi (aprassia), ma sono comunemente inosservati. Con il progredire della malattia, le persone con AD spesso possono continuare a svolgere molti compiti in modo indipendente, ma potrebbero avere bisogno di assistenza o di controllo per le attività più impegnative cognitivamente.
Fase intermedia
Il progredire dell'AD ostacola l'indipendenza nei soggetti i quali lentamente non sono più in grado di svolgere le attività quotidiane. Le difficoltà linguistiche diventano evidenti per via dell'mwaxqafasia, che porta frequentemente a sostituire parole con altre errate nel contesto (mwaxuparafasie). La lettura e la scrittura vengono lentamente abbandonate. Le sequenze motorie complesse diventano meno coordinate con il passare del tempo e aumenta il rischio di cadute. In questa fase, i problemi di memoria peggiorano, e la persona può non riconoscere i parenti stretti. La memoria a lungo termine, che in precedenza era intatta, diventa compromessa.
I cambiamenti comportamentali e neuropsichiatrici diventano più evidenti. Si può passare rapidamente dall'irritabilità al mwaxcpianto; non sono rari impeti di mwaxgrabbia o resistenza verso chi se ne prende cura. I soggetti perdono anche la consapevolezza della propria malattia e i limiti che essa comporta (mwaxkanosognosia). Si può sviluppare mwaxoincontinenza urinaria.
Fase finale
Durante le fasi finali, il paziente è completamente dipendente dagli altri. Il linguaggio è ridotto a semplici frasi o parole, anche singole, portando infine alla completa perdita della parola. Nonostante la perdita delle abilità linguistiche verbali, alcune persone spesso possono ancora comprendere e restituire segnali emotivi. Anche se l'aggressività può ancora essere presente, l'apatia e la mwax4stanchezza sono i sintomi più comuni. Le persone con malattia di Alzheimer alla fine non saranno in grado di eseguire neanche i compiti più semplici in modo indipendente; la massa muscolare e la mobilità si deteriorano al punto da renderle costrette a letto e incapaci di nutrirsi. La causa della morte è di solito un fattore esterno, come un'mwax8infezione o una mwayapolmonite.
Eziologia
Genetica
L'mwaywereditabilità genetica della malattia di Alzheimer, sulla base di studi sui mway0gemelli e familiari, comprendono dal 49% al 79% dei casi.cite-ref-pmid20930268-46-0[46]cite-ref-pmid16461860-47-0[47] Circa lo 0,1% dei casi sono forme familiari autosomiche (non legati ai mwazycromosomi sessuali) con mwazcereditarietà dominante, che hanno un esordio prima dei 65 anni.cite-ref-pmid16876668-48-0[48] Questa forma della malattia è conosciuta come Alzheimer giovanile. La maggior parte di questi casi, trasmissibili come caratteri mendeliani autosomici dominanti, possono essere attribuiti a mwaz0mutazioni in uno dei quattro geni: gene codificante il mwaz4precursore dell'amiloide (APP 1) i geni codificanti per le Preseniline 1 (PS1) e 2(PS2)cite-ref-pmid18332245-49-0[49], oltreché al gene Grin2C.cite-ref-50[50]cite-ref-51[51]cite-ref-52[52]
La maggior parte delle mutazioni nei geni APP e PS 1 e 2 aumentano la produzione di una piccola proteina chiamata Aβ42, che è la componente principale delle mwabaplacche amiloidi senili.cite-ref-53[53] Alcune delle mutazioni alterano il rapporto tra Aβ42 e le altre principali forme come Aβ40 (non patologica) senza aumentare i livelli di Aβ42.cite-ref-54[54]cite-ref-pmid17254019-55-0[55] Ciò suggerisce che le mutazioni della presenilina possono causare malattie anche se è inferiore la quantità totale di Aβ prodotto. Esistono varianti del gene APP che sono protettive.cite-ref-56[56].
La maggior parte dei casi di malattia di Alzheimer non presenta mwaciereditarietà autosomica dominante e viene denominata AD sporadica, in cui le differenze ambientali e genetiche possono agire come fattori di rischio. Il mwacmfattore di rischio genetico più noto è l'eredità dell'allele ε4 della Apolipoproteina E (APO-E).cite-ref-pmid8446617-57-0[57]cite-ref-pmid16567625-58-0[58] Tra il 40 e il 80% delle persone con la malattia sono in possesso di almeno un mwacwallele APOEε4.cite-ref-pmid16567625-58-1[58] L'allele APOEε4 aumenta il rischio della malattia di tre volte negli mwadeeterozigoti e di 15 volte negli mwadiomozigoti.cite-ref-pmid16876668-48-1[48] Come molte malattie umane, effetti ambientali e modificatori genetici provocano mwadcpenetranza incompleta. Ad esempio, alcune popolazioni della mwadgNigeria non mostrano la relazione tra dose di APOEε4 e incidenza o età di insorgenza della malattia di Alzheimer, osservabile in altre popolazioni umane.cite-ref-pmid16434658-59-0[59]cite-ref-pmid16278853-60-0[60] Nei primi tentativi di screening, sono stati riconosciuti circa 400 mwaeegeni associabili a AD sporadica con insorgenza tardiva (LOAD); ciò ha determinato una bassa resa dello mwaeimwaemscreening. Più recenti studi di mwaeqassociazione sull'intero genoma (GWAS) hanno trovato 19 aree in geni che sembrano associate al rischio.cite-ref-gw2013-61-0[61] Questi geni sono: CASS4, CELF1, FERMT2, HLA-DRB5, INPP5D, MEF2C, NME8, PTK2B, SORL1, ZCWPW1, SlC24A4, CLU, PICALM, CR1, BIN1, MS4A, ABCA7, EPHA1 e CD2AP.cite-ref-pmid16567625-58-2[58]
Mutazioni nel gene TREM2 sono state associate ad un rischio da 3 a 5 volte più elevato di sviluppare la malattia di Alzheimer.cite-ref-62[62]cite-ref-63[63]. Si pensa che, quando il gene TREM2 è mwafymutato, i mwafcglobuli bianchi nel cervello non sono più in grado di controllare la quantità di beta-amiloide presenti.
Uno studio del 2025, condotto per 10 anni su 243 individui cognitivamente sani con un famigliare affetto da Alzheimer (al 70% donne, età media di 68 anni), ha mostrato che le donne presentavano livelli significativamente più elevati di proteina tau, particolarmente nelle regioni fronto-parietali colpite nelle fasi avanzate. Tuttavia, mostravano una resistenza superiore al restringimento cerebrale: l'mwafkippocampo, determinante per la memoria, si era ridotto meno rapidamente rispetto agli uomini. Ciò ha portato a rivalutare il ruolo dell'ereditarietà paterna nel rischio di contrarre la malattia.cite-ref-64[64]cite-ref-65[65]
Placche amiloidi
La malattia è dovuta a una diffusa distruzione di mwagkneuroni, principalmente attribuita alla mwagobeta-amiloide, una mwagsproteina che, depositandosi tra i neuroni, agisce come una sorta di mwagwcollante, inglobando placche e grovigli "neurofibrillari". La malattia è accompagnata da una forte diminuzione di mwag0acetilcolina nel cervello (si tratta di un mwag4neurotrasmettitore, ovvero di una molecola fondamentale per la comunicazione tra neuroni, e dunque per la memoria e ogni altra facoltà intellettiva). La conseguenza di queste modificazioni cerebrali è l'impossibilità per il neurone di trasmettere gli impulsi nervosi e quindi la morte dello stesso, con conseguente atrofia progressiva del cervello nel suo complesso.
A livello neurologico mwahamacroscopico, la malattia è caratterizzata da una diminuzione nel peso e nel volume del cervello, dovuta ad atrofia corticale, visibile anche in un allargamento dei mwahesolchi e corrispondente appiattimento delle mwahicirconvoluzioni.
A livello microscopico e cellulare, sono riscontrabili depauperamento neuronale, mwahqplacche senili (dette anche mwahuplacche amiloidi), mwahyammassi neurofibrillari, mwahcangiopatia congofila (amiloidea).
Dall'mwahkanalisi post-mortem di tessuti cerebrali di pazienti affetti da Alzheimer (solo in tale momento si può confermare la diagnosi clinica da un punto di vista anatomo-patologico), si è potuto riscontrare un accumulo extracellulare di una proteina, chiamata mwahoBeta-amiloide.
La mwahwAPP (mwah0Amyloid precursor protein, Proteina Progenitrice dell'Amiloide) che viene prodotta è degradata durante il processo di trasporto sulla superficie cellulare (processo di degradazione della APP) e vede coinvolti tre mwah4enzimi che operano tagli proteolitici: la α-secretasi e la β-secretasi in un primo momento e successivamente la γ-secretasi. Attraverso due tagli successivi operati prima dall'α-secretasi e poi dalla γ-secretasi, viene prodotto un mwah8peptide innocuo chiamato mwaiap3. La β-secretasi opera un taglio differente che, in seguito al successivo taglio da parte della γ-secretasi, porta alla produzione (pathway amiloidogenico) di due peptidi di 40 e 42 amminoacidi, chiamati beta-amiloide (Aβ40 e Aβ42): il secondo (Aβ42) è considerato il più tossico a livello neuronale. Nei soggetti sani il processo di degradazione della APP sembra essere operato principalmente dalla α-secretasi. Per motivi non totalmente chiariti, nei soggetti malati l'enzima che interviene sull'APP non è l'α-secretasi ma la β-secretasi, con una larga produzione di proteina beta-amiloide.
Tale β-amiloide non presenta le caratteristiche biologiche della forma naturale, ma ha addirittura un effetto mwaiitossico sul neurone; ciò è già di per sé un aspetto atipico per una patologia amiloide, nelle quali generalmente il danno è mediato da aspetti citolesivi, compressivi e trofici dati dal deposito fibrillare stesso (il frammento amiloide è generalmente mwaiminerte da un punto di vista funzionale fisiopatologico).
Alla morte del neurone (dovuta, nelle prime fasi, all'effetto tossico sopracitato) i frammenti amiloidi vengono liberati nello mwaiuspazio extracellulare tendendo a depositarsi in aggregati fibrillari mwaiyinsolubili via via sempre più grandi, andando a formare le cosiddette placche amiloidi, rilevabili all'mwaicesame istologico. Tali placche neuronali innescano un processo reattivo mwaiginfiammatorio mediato da mwaikastrociti e mwaiomicroglia, attivando una mwaisrisposta immunitaria richiamando mwaiwmacrofagi e mwai0neutrofili, i quali produrranno mwai4citochine, mwai8interleuchine e mwajaTNF-α che danneggiano irreversibilmente i neuroni.
Proteina Tau
Ulteriori studi mettono in evidenza che nei malati di Alzheimer interviene un ulteriore meccanismo patologico: all'interno dei neuroni una mwajmproteina Tau, mwajqfosforilata in maniera anomala, si accumula nei cosiddetti "aggregati neurofibrillari" (o mwajuammassi neurofibrillari).
Particolarmente colpiti da questo processo patologico sono i neuroni mwajccolinergici, specialmente quelli delle aree corticali, sottocorticali e, tra queste ultime, le aree ippocampali. In particolare, l'mwajgippocampo è una struttura encefalica che svolge un ruolo fondamentale nell'apprendimento e nei processi di memorizzazione; perciò la distruzione dei neuroni di queste zone è ritenuta essere la causa principale della perdita di memoria dei malati.
Altre ipotesi
Uno studio pubblicato nel 2018 ha dimostrato il coinvolgimento di due mwakivirus della mwakmfamiglia degli mwakqherpesvirus (mwakuHHV-6A e mwakyHHV-7). Nello specifico, i geni dei due virus possono interagire con le reti geniche dei neuroni, alterandone il mwakcmetabolismo e favorendo lo sviluppo di mwakgplacche amiloidi e grovigli di proteine tau.cite-ref-67[67]
Ipotesi dopaminergica
L'ultima mwak8ipotesi formulata (aprile 2017) indica nella morte dei neuroni dell'mwalaarea tegmentale ventrale deputati alla produzione della mwaledopamina la causa della malattia.cite-ref-nature-68-0[68] La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori dell'mwalyUniversità Campus Bio-Medico di Roma guidato da Marcello D'Amelio.cite-ref-nature-68-1[68] Nelle prime fasi della malattia, infatti, si registra la morte dei neuroni mwalsdopaminergici nella zona tegmentale ventrale del cervello: questo genera deficienza del neurotrasmettitore nell'mwalwippocampo, portando quindi ai tipici sintomi della perdita di memoria.cite-ref-nature-68-2[68] Il ricercatore a capo dell'equipe afferma anche:
«Abbiamo verificato che l'area tegmentale ventrale rilascia dopamina anche nel
nucleus accumbens
che è l'area che controlla gratificazione e disturbi dell'umore, garantendone il buon funzionamento
.»
(M. D'Amelio)
Le affermazioni e i risultati delle ricerche sono stati pubblicati su mwamgmwamkNaturecite-ref-nature-68-3[68], assieme allo studio, eseguito somministrando a topi che presentavano mancanza dell'enzima tirosina-idrossilasi positivo mwam4L-Dopa, precursore della dopamina, e mwam8selegilina, inibitore delle mwanaMAO-B, gli enzimi atti al mwanecatabolismo della dopamina. Le mwanicavie hanno dimostrato recupero quasi totale della memoria e delle facoltà motivazionali.
Clinica
| Fasi della malattia di Alzheimer [ 70 ] | Fasi della malattia di Alzheimer [ 70 ] | Fasi della malattia di Alzheimer [ 70 ] | Fasi della malattia di Alzheimer [ 70 ] |
|---|---|---|---|
| Effetti dell'invecchiamento sulla memoria, ma senza malattia di Alzheimer | Effetti dell'invecchiamento sulla memoria, ma senza malattia di Alzheimer | Primi stadi | Primi stadi |
| Dimenticanze occasionali | Collocare occasionalmente oggetti nel posto sbagliato | Perdita di memoria a breve termine | Dimenticare fatti che sono accaduti e vuoti di memoria |
| Distrazioni | Dimenticare appuntamenti | Lievi cambiamenti osservati dai propri cari | Lieve confusione in situazioni al di fuori della vita famigliare |
| Stadio intermedio | Stadio intermedio | Stadio avanzato | Stadio avanzato |
| Profonda difficoltà a ricordare informazioni acquisite recentemente | Profonda confusione in molte circostanze | Difficoltà di parola | Iniziare più volte la stessa conversazione |
| Maggior aggressività o passività | Qualche perdita di autoconsapevolezza | Debilitanti deficit cognitivi | Atteggiamento più violento, più ansioso o più paranoico |
Il decorso della malattia può essere diverso, nei tempi e nelle modalità mwaqisintomatologiche, per ogni singolo paziente; esistono comunque una serie di sintomi comuni, che si trovano frequentemente associati nelle varie fasi con cui, clinicamente, si suddivide per convenzione il decorso della malattia. A una prima fase mwaqmlieve, fa seguito la fase mwaqqintermedia, e quindi la fase mwaquavanzata/severa; il tempo di permanenza in ciascuna di queste fasi è variabile da soggetto a soggetto, e può in certi casi durare anche diversi anni.
La malattia viene spesso anticipata dal cosiddetto mwaqcmwaqgmild cognitive impairment (MCI), un leggero calo di prestazioni in diverse funzioni cognitive in particolare legate alla memoria, all'orientamento o alle capacità verbali. Tale calo cognitivo, che è comunque frequente nella popolazione anziana, non è necessariamente indicativo di demenza incipiente, ma può in alcuni casi essere seguito dall'avvio delle fasi iniziali dell'Alzheimer.
La malattia inizialmente si manifesta spesso come demenza caratterizzata da mwaqoamnesia progressiva e altri deficit cognitivi. Il deficit di mwaqsmemoria è prima circoscritto a sporadici episodi nella vita quotidiana, ovvero disturbi di quella che viene chiamata mwaqwon-going memory (ricordarsi cosa si è mangiato a pranzo, cosa si è fatto durante il giorno) e della memoria prospettica (che riguarda l'organizzazione del futuro prossimo, come ricordarsi di andare a un appuntamento); poi man mano il deficit aumenta e la perdita della memoria arriva a colpire anche la memoria episodica retrograda (riguardante fatti della propria vita o eventi pubblici del passato) e la mwaq0memoria semantica (le conoscenze acquisite), mentre la mwaq4memoria procedurale (che riguarda l'esecuzione automatica di azioni) viene relativamente risparmiata fino alle fasi intermedio-avanzate della malattia.
A partire dalle fasi lievi e intermedie possono poi manifestarsi crescenti difficoltà di produzione del linguaggio, con incapacità nella definizione di nomi di persone od oggetti, e frustranti tentativi di "trovare le parole", seguiti poi nelle fasi più avanzate da disorganizzazione nella produzione di frasi e uso sovente scorretto del linguaggio (confusione sui significati delle parole, ecc.). Sempre nelle fasi lievi-intermedie, la pianificazione e gestione di compiti complessi (gestione di documenti, attività lavorative di concetto, gestione del denaro, guida dell'automobile, cucinare, ecc.) cominciano a diventare progressivamente più impegnative e difficili, fino a richiedere assistenza continuativa o divenire impossibili.
Nelle fasi intermedie e avanzate, inoltre, possono manifestarsi problematiche comportamentali (vagabondaggio, coazione a ripetere movimenti o azioni, reazioni comportamentali incoerenti) o psichiatriche (mwareconfusione, mwariansia, mwarmdepressione e, occasionalmente, mwarqdeliri e mwaruallucinazioni). Il disorientamento nello spazio, nel tempo o nella persona (ovvero la mancata o confusa consapevolezza di dove si è situati nel tempo, nei luoghi e/o nelle identità personali, proprie o di altri - comprese le difficoltà di riconoscimento degli altri significativi) è sintomo frequente a partire dalle fasi intermedie-avanzate. In tali fasi si aggiungono difficoltà progressive anche nella cura della persona (lavarsi, vestirsi, assumere farmaci, ecc.).
Ai deficit cognitivi e comportamentali, nelle fasi più avanzate si aggiungono infine complicanze mediche internistiche, che portano a una compromissione progressiva della salute. Una persona colpita dalla malattia può vivere anche una decina di anni dopo la diagnosi clinica di malattia conclamata.
Come sottolineato, con il progredire della malattia le persone non solo presentano deficit di memoria, ma risultano deficitarie nelle funzioni strumentali mediate dalla corteccia associativa, e possono pertanto presentare mwarkafasia e mwaroaprassia, fino a presentare disturbi mwarsneurologici e poi mwarwinternistici; pertanto i pazienti, nelle fasi intermedie e avanzate, necessitano di continua assistenza personale (solitamente erogata da familiari e badanti, i cosiddetti mwar0caregiver, che sono a loro volta sottoposti ai forti stress tipici di chi assiste i malati di Alzheimer).
Diagnosi
Sistemi avanzati di mwas8imaging biomedico, come la mwatatomografia computerizzata (TC), la mwaterisonanza magnetica (MRI), la mwatitomografia a emissione di fotone singolo (SPECT) o la mwatmtomografia a emissione di positroni (mwatqPET cerebrale) possono essere utilizzate per aiutare a escludere altre patologie cerebrali o altri tipi di demenza.cite-ref-nihce-73-0[73] Inoltre, si possono prevedere il passaggio da mwatkfasi prodromiche (decadimento cognitivo lieve) alla malattia di Alzheimer.cite-ref-nihce-73-1[73]cite-ref-74[74]
Gli accertamenti neuropsicologici e cognitivi, inclusi i test di memoria ed esecutivi, possono ulteriormente caratterizzare lo stato della malattia.cite-ref-pmid17222085-15-3[15] Diverse organizzazioni mediche hanno creato i criteri diagnostici per facilitare e standardizzare il processo diagnostico. La diagnosi clinica viene confermata a livello patologico solo con l'analisi istologica del cervello post-mortem.cite-ref-pmid6610841-75-0[75]
La malattia di Alzheimer può essere diagnosticata anche mediante la rilevazione della proteina specifica Brain Derived-tau (BD-tau) nel sangue.cite-ref-76[76]
Criteri diagnostici
Lo statunitense mwaviNational Institute of Neurological and Communicative Disorders and Stroke (NINCDS) e l'Associazione dei Malati di Alzheimer ha istituito il criterio diagnostico NINCDS-ADRDA nel 1984, in seguito aggiornato nel 2007.cite-ref-pmid17616482-77-0[77] Questo criterio richiede che la presenza di deficit cognitivi e una sospetta sindrome di demenza debbano essere confermati da test neuropsicologici per porre la diagnosi clinica di Alzheimer. Una conferma istopatologica, tra cui un esame al microscopio del tessuto cerebrale (eseguibile solo post-mortem) è necessaria per una conferma della diagnosi definitiva a posteriori.cite-ref-pmid7986174-78-0[78]
Sono otto gli ambiti funzionali cognitivi più comunemente compromessi: memoria, linguaggio, abilità percettiva, attenzione, abilità costruttiva, orientamento, risoluzione dei problemi e capacità funzionali. Questi ambiti cognitivi sono equivalenti ai criteri della NINCDS ADRDA, come elencati nel mwavwDiagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM) pubblicato dalla mwav0American Psychiatric Association.cite-ref-79[79]cite-ref-pmid8752526-80-0[80]
Tecniche diagnostiche
Diversi test di screening neuropsicologico vengono utilizzati per la diagnostica nei casi di Alzheimer. I test valutano diverse funzioni e competenze cognitive, come il saper copiare disegni simili a quelli mostrati nella foto, ricordare parole, leggere e sottrarre numeri in serie.
Test neuropsicologici come il mwaw0mwaw4Mini Mental State Examination (MMSE), sono ampiamente utilizzati per valutare i disturbi cognitivi che vengono considerati per la formulazione della diagnosi. Una batteria di test più completa è necessaria per garantire la massima affidabilità dei risultati, in particolare nelle prime fasi della malattia.cite-ref-pmid1512391-81-0[81]cite-ref-pmid9987708-82-0[82] L'esame neurologico nelle prime fasi della malattia solitamente presenta risultati normali, fatta eccezione per evidenti deficit cognitivi che non differiscono però da quello derivanti da altre malattie di tipo demenziale.
Ulteriori esami neurologici sono cruciali nella diagnosi differenziale di Alzheimer dalle altre malattie. Colloqui con gli altri membri della famiglia sono inoltre utilizzate nella valutazione funzionale della malattia. I caregiver possono, infatti, fornire importanti informazioni sulla capacità di vita quotidiana, così come la diminuzione, nel tempo, della funzione mentale della persona.cite-ref-83[83]
Il punto di vista di chi assiste il malato è particolarmente importante, dato che una persona con Alzheimer è spesso inconsapevole del suo deficit.cite-ref-pmid15738860-84-0[84]
A volte le famiglie hanno difficoltà nella rilevazione esatta dei primi sintomi di demenza nelle sue fasi iniziali, e per questo non riescono sempre a comunicare informazioni accurate al medico.cite-ref-pmid16197855-85-0[85]
Un altro indicatore oggettivo delle prime fasi della malattia è l'analisi del mwaycliquido cerebrospinale per la ricerca di beta-amiloide o di proteine tau.cite-ref-pmid17612711-86-0[86] La ricerca di queste proteine è in grado di prevedere l'insorgenza della malattia di Alzheimer con una sensibilità compresa tra il 94% e il 100%. Quando è utilizzata in combinazione con le tecniche di neuroimaging esistenti, i medici sono grado di identificare i pazienti che stanno già sviluppando la malattia.cite-ref-demeyer-87-0[87] Gli esami del liquido cerebrospinale sono disponibili più facilmente, a differenza delle tecnologie di neuroimaging più moderne.cite-ref-88[88]
Altri test clinici supplementari forniscono informazioni aggiuntive su alcune caratteristiche della malattia, o vengono utilizzati per escludere altre diagnosi. È comune eseguire test di funzionalità mwazutiroidea, valutare i livelli di mwazyvitamina B12, escludere la mwazcsifilide, escludere problemi metabolici (tra cui test per la funzione renale, i livelli di elettroliti e per il mwazgdiabete), valutare i livelli di mwazkmetalli pesanti (ad esempio il mwazopiombo e il mwazsmercurio) e l'mwazwanemia. È anche necessario escludere la presenza di sintomatologia psichiatrica, come deliri, mwaz0disturbi dell'umore, disturbi del pensiero di natura psichiatrica, o pseudodemenze depressive.
In particolare vengono utilizzati test psicologici per la rilevazione della depressione, dal momento che la depressione può essere concomitante con l'Alzheimer, essere un segno precoce di deficit cognitivocite-ref-89[89], o esserne addirittura la causa.cite-ref-pmid9153154-90-0[90]cite-ref-pmid17495754-91-0[91]
Imaging diagnostico
Se sono disponibili, la mwa1mSPECT cerebrale perfusionale e la mwa1qTomografia a emissione di positroni (PET), possono essere utilizzati per la conferma di una diagnosi di Alzheimer in associazione con le valutazioni dello stato mentale.cite-ref-pmid16785801-92-0[92] In una persona già affetta da demenza, la SPECT sembra essere superiore nel differenziare la malattia di Alzheimer da altre possibili cause, rispetto all'analisi della storia familiare e all'osservazione del paziente.cite-ref-pmid15545324-93-0[93] I progressi hanno portato alla proposta di nuovi criteri diagnostici di mwa10imaging biomedico.cite-ref-pmid17222085-15-4[15]cite-ref-pmid17616482-77-1[77]
Una nuova tecnica nota come PiB-PET è stata sviluppata per visualizzare direttamente e chiaramente immagini di depositi di beta-amiloide mwa2gin vivo, utilizzando un mwa2kradiotracciante che si lega selettivamente ai depositi A-beta.cite-ref-94[94]
La PiB-PET utilizza il mwa28carbonio-11 per la scansione PET. Studi recenti suggeriscono che la PiB-PET è precisa all'86% nel predire quali persone, già affette da decadimento cognitivo lieve, svilupperanno la malattia di Alzheimer entro due anni, e al 92% in grado di escludere la probabilità di sviluppare la malattia di Alzheimer.
Un radiofarmaco per PET chiamato (E)-4-(2-(6-(2-(2-(2-([18F]-fluoroethoxy) ethoxy) ethoxy) pyridin-3-yl) vinyl)-N-methyl benzenamine, o 18F AV-45, o florbetapir-fluorine-18, o semplicemente florbetapir, contenente il più duraturo radionuclide fluoro-18, è stato recentemente realizzato e testato come possibile supporto diagnostico nella malattia di Alzheimer. Il florbetapir, come il PiB, si lega alla beta-amiloide, ma grazie all'uso del mwa3ifluoro-18 ha un'mwa3memivita di 110 minuti, in rapporto al mwa3qtempo di dimezzamento radioattivo PiB che è di 20 minuti. La maggior durata permette di accumulare maggior tracciante nel cervello di persone con malattia di Alzheimer, in particolare nelle regioni note per essere associate a depositi di beta-amiloide.cite-ref-95[95]cite-ref-96[96]cite-ref-97[97]cite-ref-pmid20501908-98-0[98] Radiofarmaci recenti simili al florbetapir sono florbetaben e flutemetamol.
La mwa4grisonanza magnetica volumetrica è in grado di rilevare cambiamenti nella dimensione delle regioni del cervello. L'atrofia di queste regioni si sta mostrando come un indicatore diagnostico della malattia. Essa può risultare meno costosa di altre tecniche di imaging attualmente in fase di studio.cite-ref-pmid18445747-99-0[99]
Un possibile biomarcatore: i complessi K
Un gruppo di neuroscienziati italiani coordinati da mwa48Luigi De Gennaro ha dimostrato la presenza di una diminuzione dei mwa5acomplessi K causata dalla malattia di Alzheimer, e che tale diminuzione risulta correlata con l'entità del declino cognitivo misurato su ciascun paziente. La scoperta è stata considerata promettente per la diagnosi precoce della malattia, diagnosi che potrebbe quindi essere tratta per il tramite di questo mwa5ebiomarcatore, caratteristico del sonno NREMcite-ref-100[100]cite-ref-101[101].
Altri sintomi
Una ricerca dell'mwa5wUniversità di Lancaster e di mwa50Lubiana ha rilevato che i malati di Alzheimer presentavano una mwa54frequenza mwa58mediana di 17 respiri/minuto contro i 13 del mwa6aplacebo. La frequenza era maggiore anche a riposo, segno di uno stato di mwa6einfiammazione nel cervello.cite-ref-102[102]cite-ref-103[103]
La mwa7utomografia a raggi X ha permesso di rilevare in 3D i cambiamenti del mwa7ymicrobioma intestinale, correlando l'ingresso di mwa7ctossine attraverso la mwa7gbarriera emato-encefalica allo stato infiammatorio.cite-ref-106[106]cite-ref-107[107]cite-ref-108[108]
Terapia
Anche se non esiste ancora una cura, sono state proposte diverse strategie terapeutiche per tentare di influenzare clinicamente il decorso della malattia di Alzheimer: tali strategie puntano a modulare farmacologicamente alcuni dei meccanismi patologici che ne stanno alla base. È inoltre opportuno integrare interventi psicosociali, cognitivi e comportamentali, che hanno dimostrato effetti positivi, sinergicamente all'uso dei presidi farmacologici, nel rallentamento dell'evoluzione dei sintomi e nella qualità della vita dei pazienti e dei caregivercite-ref-referencea-109-0[109].
Intervento farmacologico
In primo luogo, basandosi sul fatto che nell'Alzheimer si ha diminuzione dei livelli di mwa80acetilcolina, un'ipotesi terapeutica mwa84neuroprotettiva è stata quella di provare a ripristinarne i livelli fisiologici.
L'acetilcolina pura non può però essere usata, in quanto troppo instabile e con un effetto limitato. Gli agonisti colinergici invece avrebbero effetti sistemici e produrrebbero troppi effetti collaterali, e non sono quindi utilizzabili. Si possono invece usare gli inibitori della mwa9acolinesterasi, l'enzima che catabolizza l'acetilcolina: inibendo tale mwa9eenzima, si aumenta la quantità di acetilcolina presente nello mwa9ispazio intersinaptico.
Sono a disposizione farmaci inibitori reversibili dell'mwa9qacetilcolinesterasi, che hanno una bassa affinità per l'enzima presente in periferia, e che sono sufficientemente lipofili da superare la mwa9ubarriera emato-encefalica (BEE), e agire quindi di preferenza sul mwa9ysistema nervoso centrale. Tra questi, la mwa9ctacrina, il mwa9gdonepezil, la mwa9kfisostigmina, la mwa9ogalantamina e la mwa9sneostigmina sono stati i capostipiti, ma l'interesse farmacologico è attualmente maggiormente concentrato su mwa9wrivastigmina e mwa90galantamina, il primo perché privo di importanti interazioni farmacologiche, il secondo poiché molto biodisponibile e con emivita di sole sette ore, tale da non causare facilmente effetti collaterali.
Un'altra e più recente linea d'azione prevede il ricorso a farmaci che agiscano direttamente sul sistema mwa98glutamatergico, come la mwa-amemantina. La memantina ha dimostrato un'attività terapeutica, moderata ma positiva, nella parziale riduzione del deterioramento cognitivo in pazienti con Alzheimer da moderato a gravecite-ref-areosa2005-110-0[110].
La mwa-ytacrina non è più utilizzata perché epatotossica, mentre il mwa-cdonepezil, inibitore non competitivo dell'acetilcolinesterasi, sembrerebbe più efficacecite-ref-birksbirks2006-111-0[111] perché, con una emivita di circa 70 ore, permette una sola somministrazione al giorno (al contrario della galantamina, che ha una emivita di sole 7 ore). Il donepezil però è più soggetto a manifestare effetti collaterali dovuti a un aumento del tono colinergico (come mwa-winsonnia, mwa-0aritmie, mwa-4bradicardia, mwa-8nausea, mwa-adiarrea). Di contro, la galantamina e la rivastigmina possono causare gli stessi effetti, ma in misura molto minore.
Nel giugno 2021 la mwa-iFDA approva il farmaco mwa-mAducanumabcite-ref-112[112], mwa-ganticorpo monoclonale, il quale sarebbe capace di rallentare il declino cognitivo se somministrato nelle fasi precoci della malattia. L'approvazione del farmaco è stata tuttavia oggetto di numerose critiche in quanto i mwa-ktrial clinici non hanno evidenziato chiaramente il reale beneficio del farmacocite-ref-113[113]cite-ref-114[114].
Nel novembre 2021 è stato annunciato dal mwbamBrigham and Women's Hospital di mwbaqBoston uno studio clinico in via di sviluppo volto a esaminare l'efficacia di un vaccino nasale per il trattamento del morbo di Alzheimercite-ref-115[115]. Il vaccino è basato su una sostanza chiamata mwbakProtollincite-ref-116[116]cite-ref-117[117]cite-ref-118[118]. Inoltre un team di scienziati britannici e tedeschi ha sviluppato un nuovo potenziale vaccino contro il morbo di Alzheimer a base di anticorpi e proteine, come pubblicato dalla rivista mwbbyMolecular Psychiatrycite-ref-119[119]. Il vaccino, chiamato mwbbsTapascite-ref-120[120], è una collaborazione tra i ricercatori dell'Università di Leicester, l'University Medical Center Göttingen e l'ente benefico per la ricerca medica LifeArccite-ref-121[121]cite-ref-122[122].
Intervento psicosociale e cognitivo
Le forme di trattamento non-farmacologico consistono prevalentemente in interventi comportamentali, di supporto psicosociale e di training cognitivocite-ref-bianchetti-a-2010-123-0[123]. Tali misure sono solitamente integrate in maniera complementare con il trattamento farmacologico, e hanno dimostrato una loro efficacia positiva nella gestione clinica complessiva del pazientecite-ref-referencea-109-1[109]cite-ref-onor-124-0[124]cite-ref-125[125].
I training cognitivi (di diverse tipologie, e con diversi obiettivi funzionali: mwbd8Reality-Orientation Therapy, mwbeaValidation Therapy, mwbeeReminiscence Therapy, i vari programmi di stimolazione cognitiva – mwbeiCognitive Stimulation Therapy, ecc.), hanno dimostrato risultati positivi sia nella stimolazione e rinforzo delle capacità neurocognitive, sia nel miglioramento dell'esecuzione dei compiti di vita quotidianacite-ref-bjp-rcpsych-org-126-0[126]cite-ref-127[127]. I diversi tipi di intervento si possono rivolgere prevalentemente alla sfera cognitiva (ad es., mwbesCognitive Stimulation Therapy), comportamentale (mwbewGentlecare, programmi di attività motoria), sociale ed emotivo-motivazionale (ad esempio mwbe0Reminiscence Therapy, mwbe4Validation Therapy, etc.).
La mwbfaReality-Orientation Therapy, focalizzata su attività formali e informali di orientamento spaziale, temporale e sull'identità personale, ha dimostrato in diversi studi clinici di poter facilitare la riduzione del disorientamento soggettivo e contribuire a rallentare il declino cognitivo, soprattutto se effettuata con regolarità nelle fasi iniziali e intermedie della patologiacite-ref-128[128]cite-ref-129[129]. La maggior parte dei trattamenti sono in ambiente mwbfkSnoezelen.
I vari programmi di stimolazione cognitiva (mwbfsCognitive Stimulation), sia eseguiti a livello individuale (eseguibili anche presso il domicilio dai mwbfwcaregiver, opportunamente formati), sia in sessioni di gruppo, possono rivestire una significativa utilità nel rallentamento dei sintomi cognitivi della malattiacite-ref-bjp-rcpsych-org-126-1[126] e, a livello di economia sanitaria, presentano un ottimo rapporto tra costi e beneficicite-ref-130[130]. La stimolazione cognitiva, oltre a rinforzare direttamente le competenze cognitive di tipo mnestico, attentivo e di pianificazione, facilita anche lo sviluppo di "strategie di compensazione" per i processi cognitivi lesi, e sostiene indirettamente la "mwbguriserva cognitiva" dell'individuocite-ref-gollin-d-2007-131-0[131].
La mwbgsReminiscence Therapy (fondata sul recupero e la socializzazione di ricordi di vita personale positivi, con l'assistenza di personale qualificato e materiali audiovisivi), ha dimostrato risultati interessanti sul miglioramento dell'umore, dell'autostima e delle competenze cognitive, anche se ulteriori ricerche sono ritenute necessarie per una sua completa validazionecite-ref-132[132].
Forme specifiche di mwbhemusicoterapia e mwbhiarteterapia, attuate da personale qualificato, possono essere utilizzate per sostenere il tono dell'umore e forme di socializzazione nelle fasi mwbhmintermedio-avanzate della patologia, basandosi su canali di comunicazione non verbalicite-ref-gollin-d-2007-131-1[131]. L'integrazione tra arte e nuove tecnologie per il benessere dei pazienti è possibile: per esempio il progetto europeo mwbhgAIDA Alzheimer patients Interaction through Digital and Arts (coordindato da mwbhkFondazione Patrizio Paoletti, cofinanziato dall'Unione europeacite-ref-133[133] e premiato dall'Università di Maceratacite-ref-134[134]), integra digitale e arte per migliorare la qualità di vita dei pazienti e dei caregiver, sostenendo le abilità cognitive e la rete sociale, contrastando la mwbiisolitudine e l'isolamento.
Positivo sembra essere anche l'effetto di una moderata attività fisica e motoria, soprattutto nelle fasi intermedie della malattia, sul tono dell'umore, sul benessere fisico e sulla regolarizzazione dei disturbi comportamentali, del sonno e alimentaricite-ref-gollin-d-2007-131-2[131].
Fondamentale è inoltre la preparazione e il supporto, informativo e psicologico, rivolto ai "mwbjmcaregiver" (parenti e personale assistenziale) del paziente, che sono sottoposti a stress fisici ed emotivi significativi, in particolare con l'evoluzione della malattiacite-ref-onor-124-1[124]cite-ref-137[137].
Una chiara informazione ai famigliari, una buona alleanza di lavoro con il personale sanitario, e la partecipazione a forme di supporto psicologico diretto (spesso tramite specifici gruppi di mwbj0auto mutuo aiuto tra pari), oltre all'eventuale coinvolgimento in associazioni di famigliari, rappresentano essenziali forme di sostegno per l'attività di curacite-ref-bianchetti-a-2010-123-1[123].
Sempre nello stesso senso appare di particolare utilità, solitamente a partire dalle fasi mwbkmintermedie della patologia, l'inserimento del paziente per alcune ore al giorno nei mwbkqCentri Diurni, presenti in molte città (attività che può portare benefici sia per la stimolazione cognitiva e sociale diretta del paziente, sia per il supporto sociale indiretto ai caregiver)cite-ref-bianchetti-a-2010-123-2[123].
La cura dell'Alzheimer è però ai primi passi: al momento non esistono ancora farmaci o interventi psicosociali che guariscano o blocchino la malattia. Si può migliorare la qualità della vita dei pazienti malati, e provare a rallentarne il decorso nelle fasi iniziali e intermedie.
Prognosi
Le fasi iniziali della malattia di Alzheimer sono difficili da diagnosticare. Una diagnosi definitiva è posta solitamente una volta che si verifica una significativa compromissione cognitiva e una percepibile riduzione di capacità di svolgere le mwbnaattività della vita quotidiana, anche se la persona è ancora in grado di gestirsi autonomamente. Il deterioramento della memoria e il peggioramento dei disturbi cognitivi e non cognitivi, associati alla malattia, riducono progressivamente l'autonomia nella vita quotidiana.cite-ref-pmid10653284-40-3[40]
L'mwbnyaspettativa di vita della popolazione con la malattia si riduce,cite-ref-pmid3776457-138-0[138]cite-ref-pmid8757016-139-0[139]cite-ref-pmid12580712-140-0[140] con un tempo di vita media di circa sette anni dopo la diagnosi.cite-ref-pmid3776457-138-1[138] Meno del 3% della popolazione vive più di quattordici anni.cite-ref-pmid7793228-141-0[141] Malattie caratteristiche significativamente associate alla ridotta sopravvivenza sono un aumento della gravità del deficit cognitivo, diminuzione del livello funzionale, diverse cadute e disturbi neurologici. Altre patologie concomitanti, come problemi cardiaci, mwbosdiabete o storia di mwbowabuso di alcool sono correlate con una sopravvivenza più breve.cite-ref-pmid8757016-139-1[139]cite-ref-pmid15068977-142-0[142]cite-ref-pmid7792352-143-0[143] L'aspettativa di vita è particolarmente ridotta rispetto alla popolazione sana quando la malattia di Alzheimer colpisce coloro che sono più giovani.cite-ref-pmid12580712-140-1[140] Gli uomini hanno una prognosi di sopravvivenza meno favorevole rispetto alle donne.cite-ref-pmid7793228-141-1[141]cite-ref-pmid15883266-144-0[144]
La malattia è la causa di morte nel 70% dei casi.cite-ref-pmid3776457-138-2[138] La mwbqopolmonite e la disidratazione sono le cause immediate più frequenti di morte, mentre il mwbqscancro è meno frequente rispetto alla popolazione generale.cite-ref-pmid3776457-138-3[138]cite-ref-pmid15883266-144-1[144]
Prevenzione
Al momento non ci sono prove definitive per sostenere l'efficacia di una qualsiasi misura preventiva per la malattia di Alzheimer.cite-ref-145[145] Studi per identificarle hanno spesso prodotto risultati incoerenti oppure sono basati sull'osservazione in vivo di animali da laboratorio (e.g., ratti) che hanno una fisiologia non identica a quella di Homo sapiens, per cui non tutte le scoperte sono direttamente trasferibili all'Uomo senza prima un test su soggetti umani con gruppo di controllo e doppio cieco. Tuttavia, studi mwbseepidemiologici hanno proposto mwbsicorrelazioni tra alcuni fattori modificabili (come la mwbsmdieta, il rischio cardiovascolare, l'utilizzo di prodotti farmaceutici o lo svolgimento di attività intellettuali) e la probabilità per una popolazione di sviluppare la malattia. Solo ulteriori ricerche, tra cui gli studi clinici, riveleranno se questi fattori possono aiutare a prevenire o ritardare l'insorgenza della malattia di Alzheimer.cite-ref-146[146]
Quadro clinico e dieta
Sebbene i fattori di rischio cardiovascolari, come l'mwbsoipercolesterolemia, l'mwbssipertensione, il mwbswdiabete e il mwbs0fumo, siano associati con un rischio maggiore di insorgenza della malattia,cite-ref-pmid18299540-147-0[147]cite-ref-pmid17483665-148-0[148] le mwbtystatine, che sono farmaci per l'abbassamento del mwbtccolesterolo, non si sono dimostrate efficaci nel prevenire o migliorare il decorso.cite-ref-pmid17927279-149-0[149]cite-ref-pmid17877925-150-0[150] I componenti di una mwbuadieta mediterranea, che comprendono mwbuefrutta e mwbuiverdura, mwbumpane, mwbuqgrano e altri mwbuucereali, mwbuyolio d'oliva, mwbucpesce e mwbugvino rosso (con moderazione ) potrebbero singolarmente o tutti insieme ridurre il rischio e ritardare il decorso della malattia di Alzheimer.cite-ref-pmid18088206-151-0[151] I loro benefici effetti cardiovascolari sono stati proposti come meccanismo di azione.cite-ref-pmid18088206-151-1[151] Esistono prove limitate che un consumo, da lieve a moderato, di alcool, soprattutto vino rosso, sia associato a un minor rischio di Alzheimer.cite-ref-152[152]
Ipotesi sull'uso di vitamine non hanno trovato prove sufficienti di efficacia per raccomandare la mwbvyvitamina C,cite-ref-pmid16227450-153-0[153] mwbvsEcite-ref-pmid16227450-153-1[153]cite-ref-154[154] o mwbwqacido folico, con o senza mwbwuvitamina B12,cite-ref-155[155] come agenti di prevenzione o per il trattamento dell'Alzheimer. Inoltre, la somministrazione della vitamina E, è associata a rischi per la salute.cite-ref-156[156] Studi compiuti sugli effetti degli integratori di mwbw8acido folico (Bmwbxa9) e di altre mwbxevitamine B non hanno mostrato alcuna correlazione significativa con il declino cognitivo.cite-ref-157[157]
L'utilizzo a lungo termine di mwbxcfarmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) è associato a una ridotta probabilità di sviluppare Alzheimer.cite-ref-pmid17612054-158-0[158] Studi mwbxwpost-mortem umani, studi su mwbx0modelli animali, o in studi mwbx4mwbx8in vitro, supportano l'ipotesi che i FANS possano ridurre l'mwbyainfiammazione correlata alle mwbyeplacche amiloidi.cite-ref-pmid17612054-158-1[158] Tuttavia, studi riguardanti il loro uso come trattamento palliativo non sono riusciti a dimostrare risultati positivi, mentre nessun processo di prevenzione è stato realizzato.cite-ref-pmid17612054-158-2[158] La mwbyocurcumina del mwbyscurry ha mostrato una certa efficacia nel prevenire i danni cerebrali, nei modelli di topo, in virtù delle sue proprietà anti-infiammatorie.cite-ref-159[159]cite-ref-160[160] La terapia mwbzqormonale sostitutiva, anche se utilizzata in passato, non è più ritenuta efficace per prevenire la demenza e in alcuni casi può anche esserne ritenuta responsabile.cite-ref-pmid19370593-161-0[161]cite-ref-pmid19401958-162-0[162]
Stile di vita
Esistono studi che mostrano correlazioni tra determinati mwbz8stili di vita e l'incidenza del rischio di contrarre la patologia o con la sua progressione.
Le persone che si impegnano in attività intellettuali, come la mwbaelettura, i mwbaigiochi da tavolo, i mwbamcruciverba, l'esecuzione con mwbaqstrumenti musicali, o che hanno una regolare mwbauinterazione sociale, mostrano una riduzione del rischio di sviluppo della malattia di Alzheimer.cite-ref-pmid16917199-163-0[163] Questo è compatibile con la teoria della mwbaoriserva cognitiva, in cui si afferma che alcune esperienze di vita forniscono all'individuo una riserva cognitiva che ritarda l'insorgenza di manifestazioni di demenza.cite-ref-pmid16917199-163-1[163] L'apprendimento di una mwba8seconda lingua, anche in tarda età, sembra ritardare la malattia di Alzheimer.cite-ref-164[164] La pratica di mwbbqattività fisica è anch'essa un comportamento associato a un ridotto rischio di Alzheimer.cite-ref-pmid19026089-165-0[165]
Alcuni studi hanno mostrato un aumentato rischio di sviluppare la malattia nel caso di assunzione di mwbbometalli, e, in particolare, mwbbsalluminio,cite-ref-pmid17522444-166-0[166]cite-ref-167[167] o in caso di esposizione a particolari mwbcqsolventi.cite-ref-pmid7771442-168-0[168] La qualità di alcuni di questi studi è stata però criticata,cite-ref-169[169] e altri studi hanno concluso che non vi è alcuna relazione tra questi fattori ambientali e lo sviluppo di Alzheimer.cite-ref-170[170]cite-ref-pmid12222737-171-0[171]cite-ref-pmid9115023-172-0[172]cite-ref-pmid9861186-173-0[173]
Mentre alcuni studi suggeriscono che l'esposizione a mwbd4campi elettromagnetici a bassa mwbd8frequenza può aumentare il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer, i revisori hanno rilevato che sono necessari ulteriori indagini epidemiologiche e di laboratorio per poter avvalorare tale ipotesi.cite-ref-174[174] Il mwbeqfumo è un importante fattore di rischio per l'Alzheimer.cite-ref-175[175]
Alcuni studi compiuti presso il mwbeoNational Institute on Ageing di Baltimora ipotizzano che il digiuno a intervalli regolari (1 o 2 giorni a settimana) potrebbe avere un ruolo palliativo alle forme più gravi della malattiacite-ref-176[176].
Costi economico-sociali
La crescente incidenza di questa patologia nella popolazione generale in tutto il mondo è accompagnata da una crescita equivalente del suo enorme costo economico e sociale: allo Stato, secondo mwbfemwbfiThe Lancet, il costo economico per la cura dei pazienti affetti da demenza a livello mondiale è di circa 600 miliardi di dollari all'annocite-ref-177[177], con un trend di crescita che lo porterà nel 2030 ad aumentare dell'85% (e con un carico crescente anche per i Paesi in via di sviluppo), facendolo divenire uno degli oneri con maggior impatto economico per i sistemi sanitari nazionali e le comunità sociali dell'intero pianetacite-ref-lancet-178-0[178].
Nonostante questo, la ricerca scientifica e clinica sulla demenza è ancora gravemente sottofinanziata: in mwbfwInghilterra, ad esempio, si calcola che il costo economico complessivo della cura dei pazienti affetti da demenza superi quello per i tumori e per le malattie cardiovascolari messe insieme, ma la ricerca sulle demenze riceve solo un dodicesimo dei finanziamenti di quella per i tumoricite-ref-lancet-178-1[178].
Progetti di calcolo distribuito
Esistono alcuni progetti di mwbgmcalcolo distribuito in rete nel campo della mwbgqproteomica che si propongono di contribuire alla ricerca scientifica sulla malattia di Alzheimer, migliorando la conoscenza delle proteine coinvolte nei suoi processi etiopatogenetici, attraverso lo sfruttamento in parallelo della potenza di calcolo inutilizzata dei microprocessori di centinaia di migliaia di mwbguPC e altri dispositivi di elaborazione dati normalmente utilizzati dai volontari, che si collegano tramite Internet, ed emulano informaticamente i meccanismi di ripiegamento delle proteine.
A tali progetti chiunque può liberamente partecipare scaricando, e lasciando eseguire in background, il software necessario, progettato in modo da essere compatibile con le normali attività dell'utente. I principali sono mwbgcFolding@home e mwbggRosetta@home. Esiste anche mwbgkneuGRID, un progetto internazionale finanziato dall'mwbgoUnione europea che prevede lo sviluppo di un'infrastruttura digitale per la ricerca scientifica, basata sul sistema mwbgsGrid e dotata di un'interfaccia user-friendly, che permetterà alla comunità di neuroscienziati europei l'avanzamento della ricerca per lo studio della malattia di Alzheimer e di altre malattie neurodegenerative.
La sindrome nell'arte
Diversi artisti ed esperti del settore che hanno tentato di rappresentare gli effetti cognitivi di tale sindrome (e della demenza in generale) attraverso l'arte.cite-ref-179[179]
Sono divenuti molto famosi a partire da metà anni 2000 il ciclo di autoritratti del 1995-2000 dell'artista britannico mwbhmWilliam Utermohlencite-ref-02-180-0[180], che a loro volta hanno ispirato il cortometraggio francese mwbhgMémorable del 2019 (con una candidatura agli mwbhoOscar)cite-ref-181[181].
Il musicista mwbiaLeyland Kirby, in arte The Caretaker, nel corso della sua carriera, si è focalizzato a più riprese sul rapporto tra il suono e le malattie neurodegenerative: mwbiemwbiiEverywhere at the End of Time è stato convenzionalmente ritenuto il suo capolavoro, una monolitica opera di sei ore che analizza in maniera minuziosa gli effetti della demenza attraverso la musica.
Filmografia
• mwbiymwbicSul lago dorato (USA, 1981)
• mwbikmwbioComplaints of a Dutiful Daughter (USA, 1994)
• mwbiwmwbi0Nu ren si shi di mwbi4Ann Hui (Hong Kong, 1995)
• mwbjamwbjeCompagna di viaggio di mwbjiPeter Del Monte (Italia, 1996)
• mwbjqmwbjuIl figlio della sposa di mwbjyJuan José Campanella (Argentina, 2001)
• mwbjgmwbjkIl ricordo di belle cose (Francia, 2001)
• mwbjsmwbjwIris - Un amore vero (UK, 2001)
• mwbj4mwbj8Nae meori sog-ui ji-ugae (Corea del Sud, 2001)
• mwbkemwbkiUn amore sotto l'albero (USA, 2004)
• mwbkqmwbkuLe pagine della nostra vita di mwbkyNick Cassavetes (USA, 2004)
• mwbkgmwbkkBlack di mwbkoSanjay Leela Bhansali (India, 2005)
• mwbkwmwbk0Away from Her - Lontano da lei di mwbk4Sarah Polley (Canada, 2006)
• mwblamwblePoetry di mwbliLee Chang-dong (Corea del Sud, 2010)
• mwblqmwbluUna sconfinata giovinezza di mwblyPupi Avati (Italia, 2010)
• mwblgmwblkLa versione di Barney (Canada, 2010)
• mwblsmwblwArrugas (Spagna, 2011)
• mwbl4mwbl8The Iron Lady (UK, 2011)
• mwbmemwbmiUna separazione di mwbmmAsghar Farhadi (Iran, 2011)
• mwbmumwbmyAmour di mwbmcMichael Haneke (Francia, 2012)
• mwbmkmwbmoGlen Campbell: I'll Be Me (USA, 2014)
• mwbmwmwbm0Honig im Kopf (Germania, 2014) e il suo remake mwbm4mwbm8Un viaggio indimenticabile (USA, 2018)
• mwbnemwbniStill Alice (USA, 2014)
• mwbnqmwbnuFlorida (Francia, 2015) e mwbnymwbncThe Father (UK, 2020); entrambi tratti dall'opera teatrale di mwbngFlorian Zeller, mwbnkmwbnoIl padre (2012)
• mwbnwmwbn0Ella & John di mwbn4Paolo Virzì (Italia, 2017)
• mwboamwboeVivere due volte (Spagna, 2019)
• mwbommwboqSupernova (UK, 2020)
• mwboymwbocLa folle vita (Belgio, 2020)
• mwbokmwbooFamiliar Touch di mwbosSarah Friedland (USA, 2024)
Note
cite-note-11. ↑ Il termine mwbpimorbo, dal mwbpmlatino mwbpqMòrbus, "malattia che conduce a morte", è stato storicamente utilizzato per indicare le malattie a mwbpudecorso fatale, soprattutto perché sconosciute e quindi incurabili. Attualmente è un vocabolo in via di abbandono sia per rispetto del malato, sia perché di molte malattie è stata trovata l'origine e la cura.
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Voci correlate
• mwev4Unità valutativa alzheimer
• mwewaAlois Alzheimer
• mwewyGL-II-73 (farmaco in fase di pre-trial clinico)
• mwewgSemaglutide (come prevenzione a partire dalla demenza)
Altri progetti
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• Wikibooks - Diagnosi Alzheimer tramite intelligenza artificiale
Collegamenti esterni
• citerefbritannica-com(EN) Alzheimer disease, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwexeCentro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, su epicentro.iss.it.
• mwexmCentro Nazionale Alzheimer – IRCCS/Istituto di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico di Brescia, su irccs-fatebenefratelli.it. URL consultato il 2 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale l'8 luglio 2016).
• mwexuMusicoterapia Alzheimer Parkinson Dementia -Italian/English language, su musicoterapia-anziani.eu.
• mwexcApprofondimento sulle problematiche sociali causate dalla malattia di Alzheimer, su assistentisociali.org.
• mwexkRelazione al Parlamento Europeo dell'on. Danilo Poggiolini approvata all'unanimità, su italz.it. URL consultato il 13 luglio 2010 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
• mwexsCause, sintomi e cure della malattia di Alzheimer, su saperesalute.it.
• mwex0Unità Valutativa Alzheimer, Centro Dino Ferrari, Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, su centrodinoferrari.com.